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 Project Censored
Terrorismo gonfiato – Le menzogne della propaganda
di Peter Phillips
  19 maggio 2006
Riceviamo da Peter Phillips, e volentieri pubblichiamo, il contributo che segue.
Peter Phillips insegna Sociologia alla Sonoma University State (CA), è direttore di Project censored, gruppo di ricerca sui media www.projectcensored.org
È autore, assieme a Tennis Loo, del libro di imminente pubblicazione “Impeach the President: the case against Bush and Cheney” presso Seven Stories Press

L’amministrazione Bush sta ingannando l’opinione pubblica americana esagerando l’importanza del terrorismo mondiale al fine di terrorizzarci per giustificare uno stato globale di polizia.
Con settecento basi militari e con il più grande budget disponibile al mondo, le forze armate americane sono diventate la nuova suprema potenza in grado di reprimere il “terrorismo” ovunque.
L’intervento del vice presidente Dick Cheney all’AIPAC (American Issale Pubblic Affaire Committee) il 7 marzo 2006 è un esempio parlante del pensiero dominante neo-conservatore dell’Amministrazione attuale.
Ecco le sue esatte parole. “Israele, gli Stati Uniti e tutte le nazioni civili vinceranno la guerra contro il terrorismo. Per prevalere in questo scontro dobbiamo comprendere la natura del nemico.
L’America ha sperimentato l’11 settembre 2001 quanto il terrorismo sia brutale e senza cuore.
È un nemico che non veste uniformi, che non ha remore ne riguardi, non è limitato dalla decenza o da una qualsiasi morale. Il terrorismo vuole semplicemente “terminare” ogni influenza americana o dell’Occidente nel medio oriente.
Il loro obiettivo in questa regione è riguadagnare il controllo sul territorio in modo da avere le basi da cui lanciare gli attacchi verso l’occidente, avere la forza economica per sostenere la guerra contro i governi che non condividono i loro intenti totalitari, tesi a definire un impero che comprenda una regione che partendo dalla Spagna, passando dal Nord Africa, arrivi a comprendere il Medio Oriente e il Sud Asia inclusa l’Indonesia”.
Cheney richiama un terrorismo demoniaco che cospira in ogni dove per la rovina delle nazioni civilizzate.
Per fermarli dobbiamo quindi controllare militarmente tutte quelle regioni che sono minacciate, in una permanente guerra globale contro il terrorismo.
L’Impero militare di Cheney, pensato per prevalere sui terroristi totalitari, inevitabilmente espande la resistenza globale alla dominazione americana.
Una ampia coalizione di sostenitori della pace, fondamentalisti, patrioti, fanatici religiosi, nazionalisti e sostenitori di differenti ideologie sorgeranno sempre più nelle regioni occupate militarmente dagli Stati Uniti.
Una resistenza diffusa, esattamente ciò che è accaduto in Iraq.
Le Monde Diplomatique il 2 maggio 2006 descrive i partigiani iracheni, terroristi per Cheney, come “..opposizione armata spesso divisa in diverse fazioni che sembrano avere nulla o poco in comune.
La categoria include ex ufficiali dell’esercito, terroristi stranieri, Sunniti determinati a riottenere il potere,
oppositori mussulmani ad ogni forma di occupazione straniera, fazioni tribali alla ricerca del loro specifico riscatto, così come i vecchi sostenitori del partito Ba’at e altri iracheni che semplicemente non sopportano l’occupazione straniera del loro territorio.”
Per Cheney come per altri neo-conservatori l’etichetta terrorista è così ampia che può esere applicata ad ogni individuo, gruppo o nazione che resiste all’occupazione militare americana, alle minacce americane, o ancora agli interessi delle corporate americane ovunque nel mondo.
In realtà l’esercito americano è oggi la principale forza totalitaria nel mondo.
Tre anni fa’ ho incontrato un giornalista olandese, Willem Oltman, alla conferenza internazionale ch si svolse al Cairo contro l’aggressione americana all’Iraq.
Oltman descrisse i suoi dieci anni nel movimento di resistenza olandese durante la seconda guerra mondiale.
“I nazisti – raccontava – ci chiamavano “terroristi”. Ora gli americani che invadono militarmente ed occupano altri paese fanno altrettanto.”
Nel mantenere una forza di polizia militare globale, gli USA arricchiscono i “contractors” e infiammano la resistenza.
Non esiste alcun Terrorismo Globale oltre a quello che si crea muovendo guerra ad altri popoli.
Combattere la povertà mondiale, le malattie, preservare l’ambiente darebbe risultati assai più importante nel prevenire il terrorismo più di qualsiasi azione militare si possa progettare.
È tempo di sfidare il dominio del neo-conservatorismo globale, e tempo di alzare la voce in difesa dei diritti umani che rappresentano i valori della migliore tradizione americana, in difesa di azioni governative trasparenti, in difesa delle libertà individuali per noi stessi e per il resto del mondo.
Leggi l'articolo originale in inglese: Inflated Terrorism - Propaganda Lies
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NOTIZIE CHE NON FANNO NOTIZIA
Un gruppo di giovani ricercatori americani indaga sulle notizie scomparse.
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Abbiamo detto “non siamo un giornale” e quindi lasciamo volentieri, per necessità e competenza, l’onere di dare le Notizie a giornali e giornalisti.
Dal nostro Portale vogliamo invece, con tutta la modestia e la cautela che il tema impone, offrire l’accesso ai mezzi di informazione, sicuri che la conoscenza in sé ha un valore etico che va al di là del fatto o della notizia singola.
Già molto è stato scritto sui rischi legati alla monopolizzazione della cultura e delle conoscenze, così come del controllo dell’informazione.
Internet può rappresentare in questo senso un buon antidoto; la rete è difficilmente controllabile con i sistemi tradizionali e la capacità delle persone di “mettere contributi in rete” è immediata e con effetti a volte sorprendenti.
Nuovi pericoli però possono venire proprio da chi si propone come alfiere dell’informazione, soprattutto se assume posizioni dominanti.
In rete, i casi più importanti oggi sono rappresentati dai grandi “motori di ricerca” quali Google, Yahoo e altri.
Questi sistemi di ricerca, universalmente utilizzati, indicizzano gran parte dei contenuti disponibili in rete, offrendo una chiave di accesso importante e selettiva all’immensità dei contributi presenti.
Tuttavia, mentre da una parte facilitano l’accesso ai contenuti, dall’altra ne determinano inevitabilmente la diffusione e, vorremmo dire, l’importanza del contenuto stesso.
Facciamo uno specifico esempio e un piccolo esperimento pratico: proviamo a cercare con Google “manovra finanziaria 2005”, un tema attuale, molto dibattuto e con punti di vista certamente differenti.
Otteniamo alla data attuale la referenza di 29.900 risultati di cui i primi dieci sono immediatamente visibili e consultabili.
Continuiamo quindi l’esperimento ed esploriamo i primi dieci risultati proposti: la sorpresa c’è tutta quando scopriamo che tutti i documenti proposti o sono strettamente tecnici o sono apertamente a favore.
Su un tema tanto dibattuto certo il risultato appare quanto meno sospetto.
Chi desidera può rifare l’esperimento, anche se ovviamente i risultati cambiano giorno per giorno, in base agli aggiornamenti dinamici dei motori di ricerca.
Al di là del merito, questo esperimento dimostra l’importanza del modo in cui la “Notizia” è presentata, della responsabilità che hanno i media nel fare informazione.
Si rifletta inoltre sul fatto che un argomento “non indicizzato” dai motori di ricerca in pratica “non esiste”.
Questo è un altro tema di enorme importanza che apre problematiche gigantesche.
La rete, per fortuna, non è facilmente controllabile e offre diverse opportunità.
Una iniziativa che reputiamo straordinaria e che ci sentiamo di segnalare è quella dell’ Università Californiana di Sonoma che, attraverso un gruppo di ricerca, traccia ogni anno le notizie pubblicate dai media indipendenti negli Stati Uniti, alla ricerca delle notizie che non hanno avuto spazio, alla ricerca delle “notizie che non hanno fatto notizia”.
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